Lavoro agile per il futuro della PA.

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Il titolo è ampiamente rubato ad un recente progetto approvato grazie al PON (Programma Operativo Nazionale) “Governance e capacità istituzionale” e che vede collaborare il Dipartimento della Funzione Pubblica e Dipartmento per le Pari Opportunità.

Cosa sappiamo ad oggi di questo progetto?

  • Sono stati stanziati € 5.500.000,00;
  • è stato avviato un approfondimento normativo per l’applicazione del lavoro “agile” nelle PA;
  • è iniziata una fase di approfondimento sulle esperienze più significative sul tema del lavoro “agile” realizzate a livello pubblico e privato, sia in ambito nazionale sia internazionale;
  • il progetto è stato presentato a Milano nell’ambito dell’evento annuale #pongov e #ponmetro giovedì 19 gennaio 2017 a Milano, negli spazi del Creative Hub BASE.

 

Cosa riguarderà questo progetto in concreto?

 Il progetto prevede la realizzazione di un’azione di sistema articolata sul tema della conciliazione vita – lavoro, quale questione centrale e strategica che colloca a pieno titolo il mainstreaming di genere nelle politiche di sviluppo economico, oltre che di accesso e permanenza delle donne nel mondo del lavoro.

Il progetto si pone in coerenza con quanto stabilito nell’articolo 14 della Legge 124/2015 (riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche), che prevede interventi volti a favorire la conciliazione vita-lavoro del personale della PA, e risponde all’esigenza di diffondere nelle PA un nuovo modello culturale di organizzazione del lavoro più funzionale, flessibile e capace di rispondere agli indirizzi di policy e alle esigenze di innalzamento della qualità dei servizi, nonchè di maggiore efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa..

Il cuore dell’iniziativa è rappresentato dalla realizzazione di progetti pilota per la sperimentazione di percorsi di smartworking nelle PA, centrali, regionali e locali, fornendo un supporto alle PA individuate.

Direi, cari amici lavoratori della PA, che l’ultimo capoverso sia da tenere d’occhio. Dovremo capire come candidarci per i futuri progetti pilota.

Inoltre, visto il logo pubblicato su sito del PON, pare esserci un collegamento con le giornate del lavoro agile di Milano, che hanno aperto una strada.

Ci vorrebbe una moglie

Incontro un caro amico, manager in una multinazionale americana. […] Entusiasta mi racconta che è riuscito finalmente a cambiare casa e ha dedicato un ambiente al suo ufficio. Così, mi dice, evito lunghi spostamenti, ore nel traffico, eccetera. Trattasi di manager di una multinazionale, loro sì che lavorano per obiettivi, a fine trimestre c’è qualcuno che tira una riga e, se i numeri vanno bene, non interessa a nessuno dove tu sia a produrre i risultati.

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Frasi assurde su telelavoro/smartworking…

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Ormai è qualche tempo che svolgo la mia mansione in telelavoro e oggi vorrei pubblicare qualche frase assurda sentita sul lavoro fuori ufficio, perchè ogni tanto è necessario sdrammatizzare.

Si dice il peccato, ma non il peccatore…contesto e fonte sono anonimi…aggiungete la vostra frase assurda qui sotto!

Ah, tu domani non lavori (nel senso che non vado in ufficio).

Beh, e anche per questa settimana hai lavorato (detto da un collega nel giorno di rientro)

“Ho troppo rispetto del mio lavoro per farlo a casa” mentre rientra da pausa caffè, sigaretta e bagno…

“Ma come, sei in telelavoro e hai anche le ferie?”

Il telelavoro è possibile solo per gli operatori , un ingegnere non lo potrebbe fare mai.

Un aspetto positivo dello smartworking è che a casa posso bere quello voglio.

Ma se mi suonano alla porta e perdo mezz’ora, quando lavoro da casa, recupero a fine giornata?

“Non si può lavorare da remoto perché non posso controllare se stai andando a fumare!”

Lavori con una ditta in America? E come fanno a sapere che stai lavorando?

“Ma non so, quando lavori…e poi se sbagli? meglio parlarne di persona…sei troppo lontana”

“Ah, quindi abiti in Sicilia? …non saprei, non abbiamo mai lavorato con dei siciliani… ti facciamo sapere”

“E come li firmi i progetti?”

“Come fai se non vi vedete in faccia?”

“Quando i clienti vengono in sede è professionale far vedere che c’è qualcuno che lavora. È anche una questione d’immagine”…

Come fai ad alzarti e lavorare? Io starei a letto tutto il giorno.

Ma se uno non lavora, come ve ne accorgete? (perche’, se uno cazzeggia in azienda e sta su FB tutto il giorno, tu te ne accorgi?).

Comodo starsene a casa…e farsi mandare anche lo stipendio!

 

Servizio

Uno stile di gestione dei collaboratori improntato al servizio (verso l’organizzazione e la società) e alla loro crescita (non solo professionale). Questo si configura come uno dei mezzi più efficaci per ottenere un clima di lavoro orientato alla trasparenza e all’equità.

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Clima aziendale. Crescere dando voce alle persone, Stefano Basaglia, Chiara Paolino, EGEA, 2015

Cooperare a distanza

Molti miei collaboratori vivono in altri continenti, ma grazie alla posta elettronica, a Skype, al telefono e via dicendo, è come se fossero seduti nella stanza accanto alla mia. Il mio studio nei boschi del New England è altrettanto vicino a Cambridge, Massachusetts, quanto alla casa di Roger a Londra o all’ufficio di Hisashi a Tokyo. Grazie a tutto questo, le idee e le innovazioni produttive possono diffondersi in poco tempo a grandi distanze. Oggi ci sono innumerevoli modi grazie ai quali la cooperazione può prosperare.

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Olimpiadi, amore e telelavoro.

Oggi diamo una svolta romantica a questo blog: sentiremo l’esperienza di Gemma. Se volete curiosare sull’inizio della storia d’amore che porterà Gemma ad interessarsi al telelavoro potete sbirciare qui.

Ora diamo voce a lei stessa.

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[Guest post di Gemma Cassia]

Ricordo l’emozione del primo giorno del mio telelavoro.

Installare il PC, verificare che la connessione funzioni, organizzare il mio lavoro e mettere in pratica le procedure concordate con la mia direzione.

Io lavoro in biblioteca Civica centrale, un lavoro interessante e appassionante che comporta il lavoro in squadra, il contatto con il pubblico, la possibilità di esercitare la propria creatività nella risoluzione dei problemi e nel miglioramento del servizio.

All’inizio del 2016 per mio marito (che è francese) si è verificata la necessità di rientrare a lavorare in Francia…Che fare? Separarsi, lavorare e vivere in due paesi diversi e vedersi solo nei fine settimana? (neanche tutti perché lui, essendo infermiere, lavora spesso anche il sabato e la domenica…).

Per poter continuare a lavorare senza disunire la mia famiglia, ho chiesto informazioni sul telelavoro e grazie alla disponibilità della mia Direzione, abbiamo concordato alcune funzioni che potessero essere svolte a distanza.

Attraverso la rete comunale installata sul PC che mi è stato dato in dotazione, posso raggiungere le applicazioni che mi servono. Mi occupo in particolare dello smistamento della posta che arriva nelle quattro caselle che fanno capo alle biblioteche e nella presa in carico delle risposte di mia competenza; dell’inserimento on line del patrimonio librario pregresso e dell’aggiornamento on line dell’agenda mensile delle iniziative. Il tutto in continuo contatto con i miei colleghi, tramite posta elettronica e cellulare (essendo vicino alla frontiera, il mio cellulare ha la rete italiana). Rientro in biblioteca una settimana al mese e raggiungo il mio gruppo di lavoro, con il grande piacere di ritrovare i miei colleghi e di confrontarmi con loro.

Con il telelavoro sento di fare parte di un gruppo di pionieri (attualmente siamo una quarantina), che stanno sperimentando nuove forme e metodi di lavoro, che si avvalgono della tecnologia e del fondamentale rapporto di fiducia – impegno che si deve creare fra l’amministrazione e il dipendente.

Devo inoltre evidenziare quanto sia stato importante poter effettuare il telelavoro in un mio momento di particolare difficoltà: in seguito ad un incidente, sono stata ricoverata una decina di giorni in ospedale.

Al momento del mio rientro a casa, il mio stato generale era migliorato (pur avendo da effettuare delle medicazioni giornaliere) ed ho potuto ricominciare a lavorare, cosa impossibile se avessi dovuto recarmi in ufficio tutti i giorni.

Questo mi ha aiutato tantissimo per ritornare ad una vita “normale”, distrarmi dai miei problemi e sentirmi utile, di nuovo collegata con il mio gruppo di lavoro.

Ringrazio le Risorse Umane dell’Amministrazione Comunale torinese, la mia Direzione e le persone che mi hanno sostenuto in questo progetto.

Tutti insieme possiamo guardare avanti e contribuire a creare condizioni di lavoro che possano conciliare al meglio la vita dei dipendenti e le necessità di qualità, efficacia ed efficienza dell’Amministrazione.

Lavorare in modo diverso è possibile. Io ho scelto di essere una Assistente Virtuale.

Vi regalo una bella storia per Natale. Oggi un post sotto la neve di una persona incontrata sul web, che vive a Saluzzo ma lavora nel mondo.

(Guest post di Maela Marin)

Saluzzo sotto la neve oggi.
Saluzzo sotto la neve oggi.

Oggi nevica. Sorrido pensando che per andare in ufficio non dovrò mettermi alla guida su strade intasate di traffico. Sorrido e guardo la neve che scende fuori dalla finestra di casa mia. Sono a casa, ma sono al lavoro.

Se qualche anno fa mi avessero detto che avrei lavorato da casa mi sarei messa a ridere. Davvero.

Ho studiato lingue perché mi piaceva viaggiare, incontrare persone di culture diverse, parlare con loro, capirle.

Così ho iniziato a lavorare come commerciale e con il tempo sono diventata responsabile dei mercati esteri in una piccola azienda. Un sogno.

Ho adorato il mio lavoro: cercare nuovi potenziali clienti, andare a trovarli, viaggiare in giro per l’Europa da sola. Sono stati anni davvero belli e che mi hanno insegnato molto.

Grazie a quel lavoro sono cresciuta, ho imparato ad organizzarmi, a lavorare in modo indipendente. Negli anni è cresciuto anche il mio interesse per il mondo digitale, il blogging, nuovi mezzi per comunicare con i clienti, un modo nuovo di fare marketing.

E senza quasi che me ne rendessi conto ho iniziato a scontrarmi con l’immobilità aziendale, la rigidità del “Si è sempre fatto così e così sempre si farà.”

L’amore per il mio lavoro c’era ancora, ma iniziavo a sentirmi insofferente verso i ritmi imposti dalla vita in ufficio, le 10 ore fuori casa, il tempo perso in macchina. La perenne lotta per conciliare lavoro e vita personale. Le ferie “standard” due volte l’anno. I viaggi di lavoro fissi e sempre più rari quelli per svago. Sentivo che non era più quella la vita che volevo. Leggevo di smart working, di lavoro agile e sognavo la flessibilità. Sapevo che esisteva un modo di lavorare diverso, ma purtroppo sapevo anche che non l’avrei ottenuto in azienda. “Si è sempre fatto così e così sempre si farà.”

È stato proprio in quel periodo di insoddisfazione che navigando su internet, ho trovato il sito dei Nomadi Digitali e grazie a loro ho scoperto la storia di Mary Tomasso e il suo corso per diventare Assistente Virtuale.

Mi sono iscritta al corso e frequentandolo ho capito che quella professione, ancora quasi sconosciuta in Italia, poteva essere perfetta per me. Ho costruito il mio business plan, creato il sito, ho preparato le basi per la mia nuova attività e… mi sono lanciata. Ho lasciato il posto fisso in azienda per lavorare da casa come Assistente Virtuale. Per qualcuno una scelta folle, per me una scelta ponderata e necessaria.

Ora uso le mie competenze linguistiche e commerciali per assistere imprenditori che lavorano con l’estero. Da remoto, senza essere fisicamente in ufficio con loro.

Sono ancora all’inizio della nuova attività, un po’ presto per fare bilanci o tirare le somme. Ma grazie a questo lavoro ho scoperto una nuova dimensione: niente più corse pazze per arrivare in ufficio, niente più orari rigidi da rispettare. Lo stress è magicamente diminuito.

Certo, per avere la flessibilità che sognavo ho dovuto rinunciare al posto fisso e crearmi una mia attività, ma sono contenta della scelta. Per ora ci metto tutta la passione e la competenza che ho, felice di poter crescere ogni giorno, di sentirmi realizzata professionalmente, senza rinunciare a ritmi di vita più “umani”.

Tutto perfetto? Assolutamente no. Come dico sempre il lavoro da casa non è per tutti.

Al di là della difficoltà di gestire una propria attività indipendente, bisogna comunque sapersi organizzare, saper decidere in autonomia, essere molto (ma molto) diligenti e allenarsi a evitare le distrazioni. E occorre essere portati a lavorare in solitudine.

Lavorare da remoto non è per tutti, ma è comunque una possibilità che andrebbe offerta a chiunque.

Per alcuni potrebbe essere la conferma che la vita in ufficio è decisamente meglio.

Per altri potrebbe essere una piacevole scoperta.

Per gli imprenditori potrebbe essere un modo per scoprire e sfruttare potenzialità inespresse.

A mio avviso sarebbe di sicuro un arricchimento per l’azienda.

Utopia? Spero di no. Da quando ho iniziato a lavorare come Assistente Virtuale ho scoperto aziende e realtà bellissime che riescono ad organizzarsi con team in remoto, promuovendo il lavoro agile e la flessibilità. Ho visto che un modo diverso di lavorare esiste, è possibile.

La rivoluzione digitale è in corso, il mondo del lavoro sta già cambiando. Ci resta solo da chiederci “voglio farne parte? O voglio restare indietro?”.

Io ho scelto 😉