Olimpiadi, amore e telelavoro.

Oggi diamo una svolta romantica a questo blog: sentiremo l’esperienza di Gemma. Se volete curiosare sull’inizio della storia d’amore che porterà Gemma ad interessarsi al telelavoro potete sbirciare qui.

Ora diamo voce a lei stessa.

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[Guest post di Gemma Cassia]

Ricordo l’emozione del primo giorno del mio telelavoro.

Installare il PC, verificare che la connessione funzioni, organizzare il mio lavoro e mettere in pratica le procedure concordate con la mia direzione.

Io lavoro in biblioteca Civica centrale, un lavoro interessante e appassionante che comporta il lavoro in squadra, il contatto con il pubblico, la possibilità di esercitare la propria creatività nella risoluzione dei problemi e nel miglioramento del servizio.

All’inizio del 2016 per mio marito (che è francese) si è verificata la necessità di rientrare a lavorare in Francia…Che fare? Separarsi, lavorare e vivere in due paesi diversi e vedersi solo nei fine settimana? (neanche tutti perché lui, essendo infermiere, lavora spesso anche il sabato e la domenica…).

Per poter continuare a lavorare senza disunire la mia famiglia, ho chiesto informazioni sul telelavoro e grazie alla disponibilità della mia Direzione, abbiamo concordato alcune funzioni che potessero essere svolte a distanza.

Attraverso la rete comunale installata sul PC che mi è stato dato in dotazione, posso raggiungere le applicazioni che mi servono. Mi occupo in particolare dello smistamento della posta che arriva nelle quattro caselle che fanno capo alle biblioteche e nella presa in carico delle risposte di mia competenza; dell’inserimento on line del patrimonio librario pregresso e dell’aggiornamento on line dell’agenda mensile delle iniziative. Il tutto in continuo contatto con i miei colleghi, tramite posta elettronica e cellulare (essendo vicino alla frontiera, il mio cellulare ha la rete italiana). Rientro in biblioteca una settimana al mese e raggiungo il mio gruppo di lavoro, con il grande piacere di ritrovare i miei colleghi e di confrontarmi con loro.

Con il telelavoro sento di fare parte di un gruppo di pionieri (attualmente siamo una quarantina), che stanno sperimentando nuove forme e metodi di lavoro, che si avvalgono della tecnologia e del fondamentale rapporto di fiducia – impegno che si deve creare fra l’amministrazione e il dipendente.

Devo inoltre evidenziare quanto sia stato importante poter effettuare il telelavoro in un mio momento di particolare difficoltà: in seguito ad un incidente, sono stata ricoverata una decina di giorni in ospedale.

Al momento del mio rientro a casa, il mio stato generale era migliorato (pur avendo da effettuare delle medicazioni giornaliere) ed ho potuto ricominciare a lavorare, cosa impossibile se avessi dovuto recarmi in ufficio tutti i giorni.

Questo mi ha aiutato tantissimo per ritornare ad una vita “normale”, distrarmi dai miei problemi e sentirmi utile, di nuovo collegata con il mio gruppo di lavoro.

Ringrazio le Risorse Umane dell’Amministrazione Comunale torinese, la mia Direzione e le persone che mi hanno sostenuto in questo progetto.

Tutti insieme possiamo guardare avanti e contribuire a creare condizioni di lavoro che possano conciliare al meglio la vita dei dipendenti e le necessità di qualità, efficacia ed efficienza dell’Amministrazione.

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3 risposte a "Olimpiadi, amore e telelavoro."

  1. Io, invece, sono la moglie di un cervello in fuga, prima in Spagna ed ora in Inghilterra, e fino a poco più di un anno fa ero un architetto libero professionista che, pur vivendo all’estero, lavorava in Italia grazie alle nuove tecnologie. Infatti, io ed un mio collega architetto eravamo già attrezzati prima della crisi, avendo lavori a Capo Verde: naturalmente il cantiere veniva seguito direttamente in loco (questo tipo di attività non è al momento telelavorabile …), mentre tutto il resto (progetto, redazione pratiche edilizie, documenti di cantiere e contabilità …) veniva fatto in Italia con contatti quotidiani h24 con il collega grazie a programmi quali skype, team-viewer , … che consentivano l’uso dei computer di studio direttamente da remoto. Pertanto, quando mio marito si è spostato all’estero, l’ho potuto seguire conservando in questo modo il mio lavoro ed i miei cantieri in Italia. Ora, sebbene lui permanga in Inghilterra, io sono stata assunta in pianta stabile al Comune di Ferrara dopo anni di “tribolazioni” lavorative (sì, perchè anche i giovani liberi professionisti piangono…). Tuttavia, quando lo scorso anno, qui in Comune è stata chiesta ai dipendenti la propria manifestazione d’interesse al telelavoro per iniziare la sperimentazione (noi a Ferrara siamo un po’ tanto indietro…), io mi sono proposta immediatamente potendo offrire, da un lato, la mia esperienza decennale di lavoratore a distanza e, dall’altro, potendo vedere riconosciuto il mio diritto al ricongiungimento familiare senza dover prendere aspettativa. Purtroppo, la miopia e la scarsissima disponibili della mia dirigenza ha infranto (al momento) questa mia “urgenza di vita”, sebbene io sia stata da subito preposta a mansioni dichiarate “telelavorabili” dal mio stesso ente nel quale mi sento di vivere gli stessi sentimenti provati da Galileo a suo tempo… Non dispero, però, che alla luce della recente legge sul lavoro agile ci sia qualcuno che anche in quel di Ferrara possa capire che essere dirigenti non significa controllare le vite private e le scelte personali di coloro che la sorte ti ha affiancato come colleghi “sottoposti”. Per questo seguo da vicino tutto ciò che il Comune di Torino fa a favore dei suoi smart-workers nella speranza che presto tutto questo possa essere una realtà diffusa e condivisa da tanti.

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  2. Grazie. Ti terrò in considerazione. La perseveranza e la speranza cercherò di non farle venire mai meno, anche per sostenere altri come noi. 🙂

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