Tempi di vita e di lavoro – Equilibrio possibile.

(Guest post di Marina Penna)

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Giornata intensa ieri alla Presidenza del Consiglio, molti i relatori al convegno Tempi di vita e di lavoro – Equilibrio possibile. Due le sessioni, una dedicata al monitoraggio degli interventi a favore della conciliazione di due programmi (Intesa 1 e Intesa 2) e l’altra dedicata al lavoro agile.

Un resoconto completo sarebbe troppo lungo, perciò vi racconto quello che mi ha colpito di più e vi rimando per gli approfondimenti al sito del Dipartimento delle Pari Opportunità su cui saranno pubblicate le slides. http://www.pariopportunita.gov.it/

Nella prima parte il focus è stato sulle politiche di occupazione femminile. Dalle statistiche emerge un’Italia non solo fanalino di coda per l’occupazione femminile, ma anche un Paese in cui si è andata progressivamente spegnendo la spinta verso il futuro. La rinuncia, spesso forzata, delle donne al lavoro per la maternità o alla maternità per il lavoro ha sottratto e sottrae risorse preziose allo sviluppo economico e demografico e rende più difficile la nostra uscita dalla crisi.

Gli aspetti più innovativi delle politiche messe in campo dalle Regioni e analizzate dal monitoraggio sono il passaggio dal welfare primario a quello secondario, la capacità di attivazione di risorse non pubbliche e l’evoluzione della cultura della flessibilità. Il disegno e nella governance di queste politiche dimostrano di evolvere quando arrivano a considerare la conciliazione come un percorso partecipato che ridefinisce le organizzazioni della vita privata e del lavoro dove tutti i soggetti coinvolti devono trovare la “soddisfazione” delle proprie esigenze.

Negli interventi sul lavoro agile della seconda sessione quello che mi ha colpito di più è stata la netta demarcazione fra chi, nella pubblica amministrazione, ha ragionato sul lavoro agile come di una categoria, senza essersi cimentato con i reali problemi e vantaggi e chi ha invece provato a costruire un percorso autentico di benessere organizzativo all’interno di percorsi reali di una amministrazione anche ricorrendo al lavoro agile.

I primi hanno messo in evidenza diffidenza, ostilità e timori di dirigenti, sindacati e dipendenti. Nelle parole dei secondi era a stento contenuto l’entusiasmo di aver realizzato esperienze di collaborazione positiva tra dipendenti e dirigenti e di aver raggiunto insieme successi che andavano al di là delle aspettative dei partecipanti.

Il punto cruciale del lavoro agile è nel trasferimento di responsabilità tra il datore di lavoro e il dipendente. Questo trasferimento può avvenire in serenità solo quando è parte di un processo più ampio autenticamente finalizzato al miglioramento del benessere organizzativo e quando è partecipato.

I comuni intervenuti hanno parlato delle proprie esperienze di sperimentazione di “lavoro agile” inserito nei propri processi interni di organizzazione di benessere organizzativo e di gestione delle risorse. In tutti i casi presentati c’è stato un reale ascolto del dipendente, non solo dei suoi bisogni di conciliazione, ma anche delle sue idee e delle sue proposte che il comune ha fatto proprie e che hanno realizzato insieme con successo.

Tutto questo è lontano milioni di anni luce dal telelavoro rigido e sofferto, infarcito di inutili, irritanti, umilianti prescrizioni adottato da molti uffici della PA. E’ difficile credere che non approcceranno al lavoro agile della legge Madia con lo stessa cultura dell’ostacolo e della punizione preventiva dei dipendenti che hanno adottato fino ad ora.

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