Smartworking, raccontato da chi lo fa.

Incontrando vecchi amici dopo qualche anno, capita che l’argomento su cui si cade sia lo Smartworking. (Sarà che sui social parlo solo di quello?)

Così colgo l’occasione per raccogliere testimonianze di chi già vive esperimenti di lavoro a distanza. Leggete un po’…

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Lavoro in una grande azienda di telecomunicazioni italiana e mi occupo di testare prodotti e soluzioni per il cliente, in collaborazione con l’ ingegneria dello sviluppo prima che essi vengano messe in campo.

Ad inizio anno mi e’ stato proposto di lavorare in “smart woking” da domicilio.

Penso che qui’ si contrappongano due pensieri, la volonta’ di voler lavorare da casa con l’ effettiva capacita’ di svolgere le attivita’ lavorative da casa.

Nel mio caso nella mia abitazione avevo gia’ l’ ambiente lavorativo riprodotto. Per me si tratta di avere un AG Fibra , Smartphone e computer portatile con collegamenti a siti aziendali.

Quindi son partito.

Se devo concretizzare dal lato lavorativo\qualità di vita posso solo aver trovato dei miglioramenti.

Viviamo in un mondo lavorativo in cui gran parte delle persone dedicano ore quotidiane per spostamenti da casa all’ ambiente lavorativo e viceversa, perdendo tempo non quantificabile e retribuibile che potrebbero gestire in attività per il proprio benessere , per lo stare con i propri cari etc..

Sinceramente mi stupisce di come si possa ancora pensare un ambiente lavorativo stile anni 70 in cui dobbiamo timbrare, stare in ufficio 8 ore , dedicare 1 h allo spostamento quotidiano , quando tecnologicamente parlando a dei costi decisamente inferiori abbiamo tutte le potenzialità di svolgere le attività in luoghi diversi. Sicuramente il concetto di smart working non può essere effettuato in tutti i settori, se sono panificatore, barista o verduriere le basi sono diverse ma come tutti i concetti ad ambienti di identificazione ben precisi.

Concludo pensando che il futuro può solamente virare in questa direzione, bisogna andare incontro ad un aspetto lavorativo diverso nel modello e nella durata rispetto agli anni passati. Abbiamo una prospettiva lavorativa di circa 10 anni piu’ lunga rispetto a quella dei nostri genitori ed abbiamo nozioni tecnologiche nemmeno immaginabili rispetto a lavoro, abbiamo il dovere di cambiare le regole per dare ai nostri figli nuove base e differenti orizzonti sui quali affrontare il futuro con visioni che riescano a conciliare il lavoro quotidiano con la qualità della vita.

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