PIÙ TELELAVORO FA BENE AL CLIMA!

[Guest post di Matteo Guccione]

Telelavora per salvare il pianeta!

Manca poco alla chiusura del vertice di Parigi per il clima (COP 21). Tutti speriamo in un risultato positivo e dove l’accordo sia universale e le scelte concrete e vincolanti.
Quale agenda di impegni verrà decisa ancora non lo sappiamo. Ma sappiamo che per la ricetta per ridurre gli effetti dannosi sul funzionamento del clima della Terra, non è semplice e non riguarderà un orizzonte temporale breve. Ci vogliono tante cose insieme per poter diminuire l’impatto ambientale del nostro modo di vivere e produrre. Alcune complesse e impegnative da un punto di vista degli investimenti o delle rinunce. Altri meno.
È il caso del telelavoro o meglio di tutte le nuove forme di lavoro possibile con l’avvento e la diffusione delle tecnologie informatiche e telematiche (smart working, co-working, lavoro agile, ecc.). Termini per i più nuovi o semisconosciuti ma che in parole povere vogliono dire spostarsi da casa all’ufficio solo quanto serve effettivamente. Tutto il resto si fa da casa o da uno spazio di lavoro condiviso, magari non lontano da dove si abita. L’importante è non perdere tempo prezioso semplicemente per spostarsi e soprattutto, non inquinare l’aria con i gas di scarico dei mezzi con cui ci spostiamo.
Giusto una settimana fa a Roma, presso la Corte dei Conti, un convegno dedicato allo sviluppo di queste tipologie di lavoro negli enti pubblici, ha fatto il punto su quasi tutte le implicazioni che telelavoro e altre forme di lavoro a distanza, hanno sul miglioramento della qualità della vita, dei costi per lo Stato, della tutela dell’ambiente.
I numeri parlano chiaro. Se si diffondesse in breve tempo il telelavoro al livello minimo degli impiegati pubblici, ora fissato dalla nuova legge delega, al 10%, si potrebbero risparmiare non meno di un miliardo di euro all’anno ma soprattutto si eviterebbero 150 mila tonnellate di anidride carbonica scaricate in atmosfera. L’equivalente dell’assorbimento di un milione di alberi.
Non c’è tecnologia disponibile, sofisticata, evoluta, di ultima generazione che possa fare di meglio. Qualsiasi altro sistema per ridurre o assorbire i gas che creano problemi al clima, richiedono investimenti, quasi sempre ingenti e tempi più o meno lunghi. Il telelavoro invece genera vantaggi immediati, raggiungibili in breve tempo (basta qualche settimana al massimo per riorganizzare il lavoro negli uffici e lasciare a lavorare da casa gli impiegati) anzi con guadagni netti sulle postazioni di lavoro (circa 5000 euro l’anno a impiegato) e l’aria diventa meno carica di anidride carbonica in pochi giorni.
Ci sono poi altri vantaggi non meno importanti da considerare come la percentuale di incidenti che parallelamente al minore numero di gente che circola in macchina delle ore di punta, diminuisce con minor numero di morti e feriti e conseguente abbattimento dei costi sociali ed economici connessi. E non ultimi importanti risvolti sulla sicurezza in generale delle città. Negli Stati Uniti, dopo l’11 settembre, è stato varato un piano di telelavoro nelle pubbliche amministrazioni con soglie minime obbligatorie per alleggerire la concentrazione di persone nelle zone più vulnerabile e il sovraccarico di traffico e di utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico. A Londra, nel 2012, in occasioni delle Olimpiadi, fu adottato un piano straordinario di massimo utilizzo del telelavoro con gli stessi obiettivi. Si arrivò al 28% di impiegati che per tutto il periodo dei Giochi, rimase a lavorare da casa. Pochi giorni fa, per i noti tragici fatti terroristici, prima a Parigi e poi a Bruxelles, tutti i dipendente pubblici che potevano, sono stati invitati a ricorrere al telelavoro evitando di recarsi in città. A Roma è appena iniziato il Giubileo straordinario. Una condizione che imporrebbe una visione del telelavoro più come una ineluttabile necessità che un’opzione.
I convenuti al convegno di Roma, indirettamente hanno lanciato un appello al Ministro Galletti che a Parigi tratta la posizione dell’Italia per l’evoluzione dell’accordo sul clima e in parallelo al resto della compagine del Governo con competenze sul lavoro, pubblica amministrazioni, trasporti e sicurezza: ricordatevi del telelavoro come elemento strategico e di sicuro miglioramento anche della competitività del Paese. Velocizzate tutte le norme per diffonderlo al massimo livello possibile. Più telelavoro fa bene al clima. E non solo.

 

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