Lavorare da remoto: come si inizia, quali sono le sfide e come organizzarsi

[guest post di Federico Tomassetti]

Salve a tutti sono Federico Tomassetti e al momento lavoro da casa mia a Lione come ingegnere informatico freelance.

Come molti ero incuriosito da tempo dal lavoro da remoto ma non avevo bene idea di come iniziare a lavorare in questo modo. Attraverso diverse esperienze ho cominciato gradualmente delle collaborazioni da remoto in varie forme, imparando via via come gestire questo tipo di lavoro.
Alla fine di questo percorso sono diventato un freelance che lavora quasi esclusivamente da remoto, da Lione con aziende inglesi, australiane, brasiliane, ecc.

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Come ho iniziato a lavorare da remoto?
Le mie prime esperienze di collaborazione da remoto le ho maturate durante il dottorato: su diversi progetti di ricerca ho collaborato con università e aziende in altre città o in altri paesi. Non si trattava di una collaborazione quotidiana e sistematica ma talvolta si lavorava insieme per raccogliere dati, confrontare idee, scrivere articoli. I mezzi erano semplici: qualche chiamata skype ogni tanto, un repository centralizzato per condividere i documenti. Nulla di eccessivamente strutturato o macchinoso.

Credo che il mondo della ricerca sia un esempio di ambiente globalizzato: ricercatori di tutto il mondo si confrontano, collaborano e si incontrano durante le conferenze. L’università é quindi un ambiente dove si possono sviluppare queste esperienze.

Anche contribuire a progetti open-source mi ha aiutato perchè è una buona palestra per imparare a gestire la comunicazione asincrona. In un progetto open-source infatti le persone collaborano nel proprio tempo libero e le discussioni avvengono spesso a più riprese: oggi scrivo su un forum, su un ticket, nella mailing list e qualcuno mi risponderà poi magari fra qualche ora o fra qualche giorno. Bisogna quindi imparare a essere molto chiari, di modo che gli interlocutori che rispondono al nostro messaggio diverso tempo dopo abbiano tutti gli elementi per prendere una decisione, e non ci si ritrovi invece coinvolti in uno scambio di “non ho capito” che si protrae per giorni.
Lavorare in un team distribuito
Alla fine del dottorato mi sono trasferito in Irlanda per lavorare presso TripAdvisor. Questo mi ha dato modo di iniziare a confrontarmi con certe modalità del lavoro da remoto in maniera più continuativa per due motivi.

  1. Il primo motivo era che all’epoca stavo svolgendo una consulenza presso un’azienda del torinese (Sistemi). Il progetto era molto interessante ma non era ancora finito, a quel punto l’unica alternativa era che continuassi a svolgere il lavoro dall’Irlanda, lavorando la mattina presto, la sera e nei week-end.
  2. Il secondo motivo era che sebbene io mi recassi ogni giorno nell’ufficio dublinese di TripAdvisor il mio manager e buona parte del mio team si trovavano nella sede principale, in una cittadina vicino a Boston. Quindi la necessità di coordinarsi quotidianamente con un gruppo di lavoro distribuito, e che inoltre aveva un fuso orario molto diverso dal mio (5 ore di differenza) mi ha dato l’opportunità di imparare cosa volesse dire organizzarsi per lavorare da remoto.

In seguito ho lavorato con modalità simili in Groupon. Anche in quel caso io lavoravo nell’ufficio di Dublino, uno delle decine di uffici sparsi per il mondo. Ogni settimana lavoravo con persone in Francia, Germania, Stati Uniti ecc.

Quando ho deciso di lasciare l’Irlanda per trasferirmi in Francia ho deciso di mettermi in proprio e affrontare la sfida di diventare un freelancer che lavora da remoto. In questo modo posso continuare a lavorare utilizzando l’inglese, mentre perfeziono il mio francese.
Conclusioni
Ovviamente questi sono solo alcuni spunti su cosa voglia dire lavorare da remoto e si basano solo sulla mia esperienza personale. Ci sono molti modi diversi di lavorare da remoto: come impiegati di un’azienda o come freelance ad esempio, per il 100% del tempo o solo per alcuni giorni alla settimana. Il mondo del lavoro da remoto è vario.

Nelle diverse esperienze di collaborazione da remoto ho visto che gli aspetti fondamentali ricorrono: la comunicazione asincrona, la maggiore capacità di organizzarsi, la chiarezza necessaria nelle comunicazioni. Nei prossimi post potremo esaminare meglio questi aspetti.

Ai freelance in particolare questa modalità di lavoro apre molte possibilità e in Europa un lavoratore Italiano può magari avere una partita IVA francese e lavorare per l’Inghilterra o la Germania come un professionista del posto. Dal punto di vista del datore di lavoro vuol dire poter accedere a delle competenze che potrebbe essere molto difficile trovare localmente.

Mi farebbe molto piacere se voleste seguire il mio blog (in inglese): http://tomassetti.me/
Se poi siete alla ricerca di un ingegnere informatico che possa seguire da remoto i vostri progetti potete leggere qui come ingaggiarmi.

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