Morte a Venezia…per il telelavoro?

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Non la pensa così Viviana, lei non si arrende. Per questo ha fatto ricorso al TAR. Ma torniamo indietro…chi è Viviana?

Un tecnico comunale che da oltre 5 anni svolge a casa sua, la sua mansione. All’inizio aveva un giorno di rientro fisso poi in accordo con il dirigente hanno concordato che andasse in ufficio (dove non c’è più una scrivania per lei) quando serviva.

(Io ho un debole per le cose che servono.)

Poi cosa è successo?

Il Comune di Venezia è stato commissariato e una delibera del commissario straordinario va a modificare i criteri per il telelavoro. Invece che promuovere la sua applicazione (come il Comune fa fin dalla fine degli anni 90 e come la legislazione nazionale va chiedendo) ne limita l’applicazione…dicono “per favorire l’accesso al telelavoro di chi ne ha davvero bisogno”…quindi Viviana non è abbastanza sfigata (solo 1 ora di auto per arrivare al lavoro)e ciao telelavoro.

Vorrei capire qual è il criterio che fa pensare (anche al comitato unico di garanzia per le pari opportunità a quanto leggo dal suo verbale) che la rinuncia al telelavoro di Viviana possa giovare a qualcuno. Perché dovrebbe smettere lei per far lavorare un altro in telelavoro? Capisco se ci fossero mansioni di sportello da spartirsi nel medesimo ufficio…ma così?

Molto meglio quindi che il comune spenda soldi per rimettere una postazione fissa in ufficio per lei? Senza contare le spese di luce e riscaldamento? Ma l’efficienza e l’economicità? Il buon senso?

La mia amara conclusione è che la pubblica amministrazione non ha capito nulla sul telelavoro, che viene visto come un privilegio per sfigati possibilmente di sesso femminile.

Ma la mia non è l’ultima parola…speriamo nel TAR che giovedì ne discuterà…

AGGIORNAMENTO

E’ una storia lunga quella di Viviana…qui un pezzettino di continuazione…

http://www.ilgazzettino.it/nordest/venezia/venezia_cricca_dipendente_comune-1597521.html

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2 thoughts on “Morte a Venezia…per il telelavoro?

  1. Un unica domanda…ma il telelavoro deve per forza essere un “bisogno”….non si può spostare il punto di vista e considerarlo semplicemente “un’opportunità”!????!!!
    Questo aiuterebbe tutti a sdoganare questo modo di lavorare, dall’idea che sia roba da sfigati e a proietterci verso un futuro fatto di innovazione, di contatti di nuove capacità ecc,,, ecc,,,una modalità che non prevede lo stare seduti otto ore sulla stessa sedia ma che ha l’ambizione di essere più operativa in un mondo in continuo movimento!

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  2. Vi aggiorno: secondo il TAR la competenza sulla legittimità del Regolamento telelavoro è del Giudice del lavoro, spese compensate perchè la norma non è chiara. L’ultima udienza dal giudice del lavoro è prevista il 9 marzo 2016. L’avvocato che difende il Comune e la legittimità del Regolamento è un dipendente dell’Avvocatura Civica, il Sindaco è rappresentato dal dirigente dell’ufficio personale. E’ stata presentata una mozione in Consiglio Comunale da una consigliera dei 5 stelle con richiesta di modifica del regolamento ma non è ancora stata convocata la commissione.
    I telelavoratori sono convinti che l’ufficio telelavoro delle risorse umane sia contrario al telelavoro.

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