Telelavoro nella Pubblica Amministrazione: quanti studi servono ancora?

studio

Oggi vi parlerò di uno studio dell’Università di Tor Vergata a riguardo del telelavoro e in particolare in riferimento alla Pubblica Amministrazione. Per voi ho posto alcune domande al responsabile di questo studio: dott. Marco Vari.

D: Lei è ricercatore presso l’università di Roma “Tor Vergata” e il suo gruppo di lavoro ha condotto una ricerca sul telelavoro nella PA. Perché questo studio?

R: Ci occupiamo di telematica e qualche tempo fa, in un incontro con Guelfo Tagliavini, coordinatore di Federmanager Gruppo Agenda Digitale, facemmo qualche considerazione sulle attuali possibilità di remotizzare la postazione di lavoro proprio in ottica “smart work”. Rapidamente ci accorgemmo degli enormi benefici del telelavoro sia per il datore di lavoro, per il lavoratore e per la società.
In effetti lo studio ha affrontato il telelavoro in generale studiando casi di aziende private e pubbliche; in seguito abbiamo approfondito il discorso sulle PA perché sono quelle che probabilmente svolgono il maggior numero di attività “telelavorabili” e anche per fornire uno strumento di stimolo ai nostri Amministratori affinché si adoperassero per promuovere questa modalità di lavoro assolutamente conveniente per tutti.

D: Quali sono i dati principali che emergono da questo studio?

R: Lo studio ha evidenziato enormi economie anche per piccole frazioni di adozione del telelavoro in termini di risparmi per il datore di lavoro ( aumento dell’efficienza e della produttività), per il dipendente (meno spostamenti, maggiore gestione del proprio tempo) e anche per l’intera collettività (meno traffico e meno CO2, meno incidenti e quindi meno ospedalizzazioni e via dicendo). Un altro dato straordinario è emerso da un questionario che abbiamo somministrato ad alcune aziende che praticano il telelavoro: si è evidenziato come i telelavoratori, che nell’immaginario collettivo svolgono mansioni non particolarmente qualificate come ad esempio gli operatori di call centre, sono in moltissimi casi manager o personale altamente qualificato.

D: Quali PA sono più aperte alla possibilità del telelavoro?

R: Non esiste una differenza tra le varie PA, ma in base ai dati presenti in rete si potrebbe affermare che il telelavoro è più praticato a nord. In effetti il fatto che siano poche le amministrazioni del sud che pubblicano dati a riguardo, non è immediatamente traducibile in un differente livello di adozione.

D: Quali sono le priorità per accelerare il telelavoro e lo smartwork nella pubblica amministrazione e nel settore privato?

R: Occorre una governance che applichi quanto già stabilito ad esempio dalle leggi 221 del 17/12/2012 e dalla c.d. Bassanini ter. Occorre rivedere i processi aziendali e cominciare a misurare la produttività dei lavoratori non sulla base della loro permanenza in ufficio ma in base ai loro risultati.

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