Telelavoro in Italia: luci ed ombre.

[Guest post di Marina Penna, telelavoratrice nella Pubblica Amministrazione]

Mi sono rivolta al telelavoro per motivi di studio, mi interessava approfondire il telelavoro e lo smart working come forme organizzative capaci di incidere sull’economia delle città, sulla domanda di mobilità, sui consumi, sulle relazioni sociali, sullo sviluppo urbano e sulla qualità della vita delle persone e delle famiglie.

Volevo, inoltre, sperimentare direttamente le capacità delle tecnologie della comunicazione di supportare team di lavoro complessi e distribuiti e di rendere più efficiente l’organizzazione delle attività lavorative proprie di un Ente di ricerca.

Da tre mesi sono in telelavoro e la mia esperienza è molto positiva per quanto riguarda le attività di progetto, i risultati e la migliore organizzazione della vita personale, ma drammaticamente negativa per le modalità di organizzazione del lavoro.

So che sembra assurdo ma, da quando sono in telelavoro, devo rispettare un orario molto meno flessibile di prima. L’Amministrazione non mostra interesse ai risultati del mio lavoro, ma a quante e quali ore della giornata siedo difronte allo schermo del computer.

Il mio lavoro di ricercatore è considerato meno qualificante di prima tanto che è stata ridotta anche la mia autodeterminazione nel decidere se partecipare ad eventi e convegni di aggiornamento e diffusione scientifica.

Se non fossi sinceramente interessata all’attività scientifica e non lavorassi in team con degli ottimi colleghi, la mia propensione al lavoro ne sarebbe uscita notevolmente depressa.

La tentazione di mollare tutto è forte, non solo per me. Di qui il sospetto che si voglia  minare l’esperimento di telelavoro per sopprimere questo elemento che, con il suo carattere innovativo, perturba un’organizzazione che si intende  mantenere inalterata malgrado sia datata e permeata di vuota burocrazia.

Eppure i risultati del progetto mostrano che, nell’economia digitale, la capacità di un’organizzazione di assimilare un processo di innovazione decide la sua possibilità di restare sul mercato (se si tratta di un’azienda privata) o di svolgere una funzione effettiva per la società (se si tratta di un’amministrazione pubblica).

In molti Paesi le PA stanno svolgendo un ruolo attivo nella crescita e nell’innovazione delle economie nazionali, sia tramite specifiche politiche pubbliche, sia tramite il complesso di attività che riguarda organizzazione del lavoro, acquisti, pratiche e forniture di servizi attraverso i quali viene svolta una fondamentale funzione di indirizzo e di traino, nei confronti di cittadini e imprese, verso l’adozione di tecnologie digitali e l’affermazione di modelli organizzativi che valorizzano il capitale umano.

La PA Italiana mostra, invece, una chiara difficoltà a svolgere un tale ruolo, proprio a causa della diffusa incapacità di assimilare i processi innovativi soprattutto quelli in cui gli investimenti in ICT generano valore solo se affiancati da azioni complementari sull’organizzazione, sulla formazione, sulla revisione dei processi e sul management.

Questa immobilità strutturale, assolutamente inadeguata al un contesto di economia digitale in continua evoluzione, si è finora tradotta in progressiva perdita di competitività per il nostro Paese.

Credo ai risultati di questo lavoro, perciò non intendo mollare!

stupidwork

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One thought on “Telelavoro in Italia: luci ed ombre.

  1. In italia sono terrorizzati: hanno paura di perdere il controllo… E’ un cambiamento troppo forte per LORO. Solitamente si dice che chi ha paura di perdere il controllo è FONDAMENTALMENTE INSICURO . Se appplichiamo lo stesso criterio al sistema della PA le cose non cambiano..

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