Cicatrici e supereroi

E’ successo poco prima di Natale.

Lavoro, poi visita all’Asl, poi di corsa per tre successive recite dei bambini. Uscendo dall’Asl mi schianto contro una porta (sarà mica che andavo di fretta?) e mi faccio un bel taglio. Torno su dove prontamente mi soccorrono e mi dicono che subito chiamano il 118…e su quelle parole nella mia testa è partito il film …
Devo andare per forza alle recite, poi devo portare il regalo per i maestri, fare il film per la mamma di Tizia che non riusciva a cambiare turno… e su quell’ansia svengo…

'Scar face'
La vicenda finisce meglio del previsto, non è così rilevante.

La cosa che mi ricorda quella botta è un’altra.

Non siamo supereroi neanche se facciamo il telelavoro. Guarda caso ce lo aveva detto Roberto, lo psicologo che ci fece il corso. Non è fatto così il genere umano, ogni tanto ci piacerebbe fare tutto da soli, non è così e basta. E morde il freno anche la mia enorme voglia di indipendenza. Ci sono momenti in cui dobbiamo dare delle priorità, mandare il bambino al nido invece che fare i salti mortali, mettersi in mutua quando siamo seriamente malati.
La mia cicatrice, che tutte le mattine cerco di cancellare con chili di crema colorata, sta sempre lì e me lo ricorda.

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2 thoughts on “Cicatrici e supereroi

  1. Non siamo invincibili, è questo è inconfutabile, ma quanta forza ha una mamma nel perseguire con tutto il suo impegno la sua “missione”?

    Sono una telelavoratrice, e come pioniera di questa opportunità, ho davvero lottato in modo sensato e ragionato per ottenere questa mansione, convincendo a piccoli passi chi doveva delegarmi a questa nuova modalità. Un lavoro di convincimento sulla non facile idea di poter cambiare una mansione, o meglio una modalità di lavoro.
    Sbaraccare dalla testa dei tuoi superiori che quello che per cent’anni si era fatto nello stesso modo, poteva essere svolto in un modo diverso, si poteva cioè fare secondo altre modalità.
    Credetemi in un ambiente fortemente istituzionalizzato e per nulla creativo, come il mio, quello che ai più può sembrare un semplice cambiamento, è risuonato invece come un cambiamento “insopportabile”.
    E come sempre succede, quando si persegue un’idea di cui si è fortemente convinti, a tanta opposizione scatta il meccanismo di ancora più impegno, ancora più forza per dimostrare che la tua idea “funziona”.
    E allora lavori più di quel che devi per cercare di fare il meglio , ti accolli ogni incombenza nuova per non creare disfunzioni, appiani ogni criticità in autonomia per non creare difficoltà, accetti di fare anche il lavoro dei tuoi colleghi purchè nessuno abbia da ridire sulla tua posizione.
    La posta in gioco è per me alta,perchè dalla mia giornata lavorativa dipendono un mare di cose che non possono più essere il contorno delle mie otto ore di ufficio.
    E li allora che forse una donna, una mamma, ma anche una figlia, una moglie,trovano la forza per far funzionare il tutto.
    Anche quando questo tutto è troppo grande.

    Ma non siamo invincibili.

    Ed ecco che dopo tanto impegno, un imprevisto, come una malattia, ti piomba addosso e ti impone di fermarti.
    Ero attonita davanti al medico che leggendo il mio referto, mi comunicava la gravità della cosa, e la mia mente come un’eco lontana, in pochi istanti visualizzava una situazione in cui non avrei potuto fare il mio lavoro. Il viso preoccupato di mio marito e il mio assoluto senso di impotenza.

    Dovevo fermarmi.

    Forse tutto era perduto, gli impegni presi, il lavoro fermo, la sconfitta di dover ammettere che non avrei potuto fare.
    Neanche lo star male fisicamente mi faceva così soffrire come l’idea di essere sconfitta.
    Forse perchè la delusione che si prova è più grande quando si sono spese molte energie ed investite molte speranze.

    Poi le parole di un’amica, che come linfa fresca sul mio cuore agitato, mi ha offerto solidarietà, in modo semplice ma deciso, indicandomi una via.
    Non siamo sole. Il tuo impegno più quello delle altre può portare i suoi frutti.

    Ora sono qui con la febbre alta, tanti pensieri per la testa ed una convinzione. Se davvero ho ben operato in questi lunghi mesi ed ho realmente dimostrato che il tutto funziona, se i risultati prefissi sono stati raggiunti, se ho ben seminato, qualcosa di quest’idea andrà avanti.

    Ma una cosa l’ho imparata: la voglia di farcela non può prevaricare priorità più importanti…la cosa più importante della tua vita sei tu…non il telelavoro.

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