Con la legge esiste davvero il lavoro agile.

In questo maggio e’ finalmente fiorita in via definitiva la legge sul lavoro agile. Cosa cambia si chiedono tutti?

Prima di tutto esiste ufficialmente il lavoro agile, abbiamo una sua definizione riconosciuta a livello nazionale.

Non e’ un passo da poco. E’ una tappa importante del tortuoso percorso di rivoluzione culturale del paese.

La definizione e’ la seguente:

[…]il lavoro agile quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. La prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

Aspettato da tutti poi il comma 3 dell’articolo 23 ci racconta del riconoscimento infortuni sul lavoro, ne vedremo nel tempo l’applicazione.

. Il lavoratore ha diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro occorsi durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello prescelto per lo svolgimento della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali, nei limiti e alle condizioni di cui al terzo comma dell’articolo 2 del testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, e successive modificazioni, quando la scelta del luogo della prestazione sia dettata da esigenze connesse alla prestazione stessa o dalla necessità del lavoratore di conciliare le esigenze di vita con quelle lavorative e risponda a criteri di ragionevolezza.

Dunque cambia tutto? No, ma abbiamo posato una pietra miliare sul percorso di rivoluzione culturale del lavoro agile.

Settimana del lavoro agile

In questi mesi il lavoro agile e’ finalmente diventato di interesse nazionale, ma Milano ci racconta oggi che non lascera’ cadere la sua eredita’ sul percorso gia’ tracciato.

Dopo che negli anni passati furono organizzate tre giornate (una per anno) Milano oggi ci dice che rilancia e organizza la settimana del lavoro agile.

Cosa significa? Come si puo’ partecipare? Meglio chiederlo direttamente a loro:

http://www.comune.milano.it/wps/portal/ist/it/vivicitta/qualitavita/lavoro_agile/lavoro_agile

Una rete di pubbliche amministrazioni per il futuro del lavoro agile.

Molto tempo prima di aprire questo blog, quando da pochi giorni avevo iniziato a svolgere la mia mansione in telelavoro, mi interrogavo su come sarebbe stato possibile raccogliere le esperinze della tante pubbliche amministrazioni interessate al tema del telelavoro, poi maturato in quello dello smartworking o lavoro agile. Oggi a quattro anni di distanza ho trovato una risposta.

Avete presente il progetto di cui vi ho parlato qualche giorno fa? Ecco stiamo per addentrarci in quello che prevederà nello specifico. Al webinar illustrativo infatti è stato chiarito che verranno selezionate 15 PA interessate ad introdurre forme di lavoro agile e che per tutte le PA che avranno inviato una manifestazione di interesse, sarà predisposta una piattaforma interattiva di supporto ai progetti.

Inoltre verrà creato un network nazionale di attori strategici (rappresentanze di regioni ed enti locali, università, partenariato economico e sociale, enti per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro).

Chi ha vissuto a fine anni ’90 il tentativo di introdurre il telelavoro, ha già visto tentativi di questo tipo non andati a buon fine, ma io penso che oggi i tempi siano maturi, persino in Italia.

Digitalizzare la PA, per digitalizzare l’Italia

L’altro giorno ho ricevuto un regalo. Un’amica, anche lei lavoratrice della pubblica amministrazione, mi ha mandato un video con un’intervista a Piacentini, condotta da Severgnini.

Piacentini, numero due di Amazon, si è preso un paio d’anni senza stipendio (per carità non morirà di fame, ma ha rinunzciato a un sacco di soldi) per essere nominato commissario alla digitalizzazione. Lo farà gratis, anzi a spese sue. Sta collaborando con governi differenti, enti locali con colori politici vari. Lui è un tecnico e guarda oltre, collabora con tutti e vuole far emergere i casi di successo, quelli faranno da traino per gli altri.

Sono orgogliosa ci sia anche Torino tra le città che stanno lavorando in prima linea.

Vi scrivo qui sotto alcune frasi che mi hanno ridato la speranza, come dipende pubblico, ma vi consiglio di guardare per intero il video.

a volte anche nel rispetto della forma ci vuole la volontà di trovare qualcosa di un po’ innovativo per andare avanti
sono le PA che devono portare avanti la digitalizzazione del paese

un manager deve portare talenti a bordo

serve rinnovo generazione nella PA in italia e la mancanza di mobilità è una delle grosse cause di immobilità del paese

Link al video:

http://falacosagiusta.org/restituire-guardare-avanti-video-dellincontro-piacentini-severgnini/

La giornata della felicità

Oggi 20 marzo è la giornata della felicità,

sapevatelo.

Nonostante questo vi sentite ancora tristi? Negli ultimi mesi ho lavorato per voi. Ho intrapreso un viaggio nei meandri della felicità sul luogo di lavoro.

Proprio in un momento in cui la mia vita professionale ha cercato di distruggere la mia stessa felicità, quello in cui profondamente credo, la filosofia dello smartworking…

Questo viaggio tuttavia mi ha sempre permesso di avere uno sguardo di fiducia e sono convinta che possa aiutare anche voi.

Vi regalo quindi qui sotto le prime cinque tappe.

  1. Viaggio verso la felicità. Tappa n° 1 del Manifesto
  2. Viaggio verso la felicita’. Tappa n 2: Fucking Monday
  3. Viaggio verso la felicità. 3° Tappa: Lavoro Agile. L’ambizione di essere felici
  4. Viaggio verso la felicità. Tappa n 4. Competere o Cooperare? 
  5.  Viaggio verso la felicità. Tappa n° 5: La palestra della Felicità  

Millennials, Smartworking e PA

Oggi intervisto per voi un millennial che ha dedicato la sua tesi di laurea allo smartworking e alla pubblica amministrazione: Antonio Pepe. Il suo punto di vista è prezioso e ci dà spunti importanti per il futuro della PA.

Hai confrontato tre pubbliche amministrazioni nel loro tentativo di introdurre esperimenti di smartworking. A tuo parere quanto troveranno implementazione queste forme di flessibilità nella PA nei prossimi 3 anni?

L’implementazione di queste forme di flessibilità dipenderà sicuramente da due aspetti: il primo è sul piano delle forme di flessibilità precedenti lo SW, è sicuramente un aspetto che incentiva e rassicura i dirigenti rispetto all’implementazione dello SW. L’altro aspetto è quello di carattere organizzativo: lo SW richiede che vi siano i presupposti tecnologici (gestione documentale informatizzata, protocollo informatico). Questi strumenti dovrebbero essere già presenti ma non vi è certezza a riguardo. Nel contesto organizzativo è importante considerare la gestione delle risorse umane: c’è bisogno di dirigenti e dipendenti motivati, impegnati a migliorarsi e a migliorare lo status quo. In questo senso la parola fondamentale è responsabilizzare nei rapporti di lavoro prima dello SW. Senza responsabilizzazione, lo SW risulta inefficace. Ad oggi è difficile dire quante amministrazioni pubbliche abbiano queste caratteristiche materiali e non, si può solo dire che la diffusione di telelavoro e SW dipenderà sicuramente dagli attori in campo e dalle risorse disponibili ( es. fondi regionali e fondi europei).

Il dipartimento della funzione pubblica (da te citato come possibile motore di innovazione) su quali leve dovrebbe spingere per aumentare l’applicazione dello smartworking nelle PA?

La prima cosa che il DFP deve fare è definire le linee guida. Avendo lavorato personalmente alla bozza fino a qualche giorno prima del referendum costituzionale, credo che sia la prima necessità da soddisfare. Non si può perdere altro tempo se si pretende che le amministrazioni abbiano almeno il 10% dei dipendenti in SW/telelavoro entro l’agosto del 2018.
La seconda funzione è sicuramente quella di mettere in contatto le pubbliche amministrazioni e dare loro incentivi per scambiare buone pratiche in tema di flessibilità: Il Comune di Torino e la Provincia Autonoma di Trento hanno chiaramente manifestato la volontà di volere diffondere le loro esperienze. Per diffondere queste esperienze, il DFP e il Dipartimento per le Pari Opportunità potrebbero organizzare la Settimana del lavoro agile per il pubblico, emulando la settimana dell’amministrazione aperta che si è appena tenuta . La locazione potrebbe essere anche un luogo differente da Roma. Si potrebbe ospitare a Torino, Trento o Bergamo o a Palermo. Insomma, va diffusa la buona novella e i vantaggi derivanti.
Infine, si potrebbero dare incentivi economici per chi riesce tramite lo SW a ridurre i costi dell’amministrazione tramite misure di flessibilità. Le risorse sono certo scarse, però dare risorse una tantum in cambio di risparmi nel lungo termine è sicuramente un bilancio a somma positiva. Questa misura si potrebbe fare rientrare nella legge di bilancio tra le misure per la razionalizzazione della spesa del 2017.
Infine un altro aspetto è quello di monitorare: bisogna monitorare le varie esperienze e capire come queste funzionano. Raccogliere dati e informazioni deve essere il punto di partenza per ogni buona legge. Purtroppo il monitoraggio non è obbligatorio per il DFP e per le amministrazioni.
Questo è quello che penso io, ma non so fattivamente quanto tutto ciò sia possibile. Voglio essere ottimista e pensare che ci siano margini di azione. Tutto dipenderà dagli sviluppi politici.

Come millennials tu oggi avresti voglia di lavorare in una PA? Cosa potrebbe farti cambiare idea a riguardo?
Io ho voglia di lavorare nel pubblico italiano, ma faccio parte di una piccola minoranza di persone che pensano che lo stato possa migliorare il benessere di una società. C’è da dire che questo scarso attaccamento al pubblico non è un fenomeno solo italiano, ma è un atteggiamento diffuso anche in altri paesi e ci sono vari studi che se ne sono occupati. La nostra generazione vuole emergere professionalmente e vuole guadagnare tanto, anche a costo di sforzi immani. Questo non è sempre possibile nel pubblico, dove gli stipendi sono più bassi rispetto al privato e il merito non è sufficientemente valorizzato, facendo prevalere le logiche politiche a quelle motivazionali. La seconda ragione è l’immagine del pubblico. Oggi le amministrazioni sono luoghi poco dinamici e poco stimolanti, se visti dal di fuori. La nostra generazione conta di cambiare lavoro più volte nella propria vita per sperimentare esperienze diverse e imparare sempre di più. Il settore pubblico non offre questa possibilità. Se è vero questo, lo SW può aiutare in questa direzione. La conciliazione della vita-lavoro nel pubblico è sicuramente un incentivo importante per attrarre giovani risorse e permettere loro di costruirsi stabilmente un futuro con la famiglia.
Infine non ci sono programmi per la selezione dei dipendenti. E’ giusto che i dipendenti pubblici entrino per concorso ma è necessario inventarsi programmi di selezione per i neolaureati. Molte agenzie delle Nazioni Unite stanno andando in questa direzione. I programmi ti permettono di sperimentare per 2-3 anni differenti funzioni in vari progetti per il mondo. Il fine è investire sulle persone per sviluppare i migliori talenti.
Il caso italiano è quanto mai complicato. Ad oggi i concorsi pubblici sono chiusi, soprattutto per i comparti delle istituzioni locali, regionali e centrali. L’età media supera i 50 anni e i giovani, se lavorano nel pubblico, sono precari. Il conflitto generazionale è evidente. Cosa fare? Aprire i concorsi pubblici ora per permettere il trasferimento delle conoscenze dall’attuale generazione alla nuova generazione. Semplificare i concorsi. Un studio di Banca d’Italia dice che per partecipare ad un concorso pubblico c’è bisogno di 5 mesi di preparazione full-time, implicando un costo per mancati stipendi di 1.300. Considerando le 280mila persone che hanno sostenuto i concorsi nel 2014, si calcola un costo di 1 mln di mesi spesi in preparazione e 1,4 mld di euro in mancati stipendi. Aggiungo che i concorsi pubblici non bastano più per selezionare i dipendenti pubblici. Permettere di lavorare pagati per brevi periodi quando si è ancora studenti nelle amministrazioni è essenziale. Io ho lavorato per tre mesi al DFP senza percepire un euro. Per fortuna la mia università mi compensa per parte dei costi sostenuti. Ma tutti gli altri studenti che non hanno questa possibilità, come fanno? Questo quadro non incoraggia anche i giovani più motivati.
Si può fare molto di più per migliorare lo stato delle cose e con notevoli vantaggi. I giovani sono da sempre fattore di innovazione e sono una grande risorse produttiva, soprattutto nei primi anni di lavoro. I vincoli di bilancio non possono impedire che queste risorse rimangano inutilizzate o peggio ancora vadano all’estero.
Credo di essere andato oltre la sua domanda, ma le ho risposto quello che penso da tempo.

Grazie Antonio, la PA ha bisogno di gente come te.

Novità, lavoro agile e PA

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Qualcosa si sta muovendo sul fronte PA per quanto riguarda il lavoro agile e il telelavoro. Lo ricordate il famoso art.14 della legge Madia che prevedeva di applicare il telelavoro (o figli legittimi e illegittimi) al 10 % dei lavoratori? Ecco quell’articolo era un attesa di una direttrice che permettesse di applicarlo. (Storia completamente diversa quella della legge sullo smartworking del governo precedente).

Allora in un seminario Inail organizzato per il CUG sono state date interessanti informazioni. La Coordinatrice dell’Ufficio interventi in materia di parità e pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio, Monica Parrella, è intervenuta sul tema del processo di innovazione dell’organizzazione del lavoro nella PA.

Ha annunciato:

  • l’imminente pubblicazione delle linee guida per l’attuazione delle disposizioni dell’articolo 14 della Legge Madìa sul lavoro agile;
  • un bando che la Presidenza del Consiglio sta mettendo a punto, rivolto alle PA che intendano candidarsi per essere seguite sul processo di avvio al lavoro agile;
  • percorsi formativi per dipendenti e dirigenti della PA organizzati dalla Scuola Superiore della PA.

Dunque tutte belle notizie (che ci aspettavamo da un pezzo), ma meglio tardi che mai!