Energia

Dare semplicemente ai dipendenti la sensazione di avere un mandato, la sensazione che sono loro a controllare quello che fanno, che sono davvero autonomi nel prendere decisioni, può accrescere significativamente l’energia e la concentrazione che mettono nel lavoro.

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La dittatura delle abitudini. Come si formano, quanto ci condizionano, come cambiarle, Duhigg Charles.

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Il telelavoro che scatena l’imprenditore che è in noi.

(guest post di Isabella Del Ponte)

Ebbene si,  chi di noi almeno una volta,  non ha pensato con la fantasia di intraprendere progetti ambiziosi  per concretizzare un’ idea,  ad ipotizzare situazioni che incentivano il nostro entusiasmo oltre al fare,  nel  creare ed immaginare qualcosa di nuovo?  Credo sia una seduzione che tutti abbiamo provato!

Ed ecco allora , per i più fantasiosi , il sogno di creare un progetto tutto loro, magari nell’ambito che più li appassiona, sognando ad occhi aperti di diventare protagonisti di una grande idea.

Forse è proprio così, che a qualcuno riesce l’avventura di intraprendere coraggiosamente un percorso da vero imprenditore, dando sfogo alla parte più ideologica e creativa del suo progetto.

Ma aimè il sogno non è certo per tutti, nè tantomeno  lo è  per chi invece affronta il lavoro con una mansione dipendente, subordinata, dove da inventare e progettare situazioni entusiasmanti  è effettivamente difficile.

Ma con un po’ di fantasia, direi che una mano ce la dà proprio il telelavoro!

Perché da questa piccola rivoluzione possiamo incominciare a sentirci un po’ più padroni della nostra mansione e del nostro tempo e magari incominciare ad immaginarci come piccoli imprenditori di noi stessi.

Meno vincoli d’ufficio, meno orari da seguire, meno rapporti di dipendenza dalla struttura, meno vincoli di convivenza ecc. ecc., al pari di un lavoratore autonomo, che sull’altro piatto della bilancia sa però di dover far fronte, con la massima cura ed impegno nel portare avanti il suo lavoro, alla responsabilità del suo operato.

Ed ecco allora che anche la routine della propria mansione, vissuta  come se fossimo i consulenti di questo progetto, assume un aspetto meno vincolante, dove è possibile apportare soluzioni proprie, certamente più creative, dove le decisioni si possono prendere in prima persona, si possono trovare delle idee  più congeniali per ottimizzare le proprie risorse al meglio, farsi delle domande e darsi delle risposte, adoperarsi  ad intraprendere   progetti per lavorare meglio .

Il lavoro diventa nostro!  A noi migliorarlo e viverlo come un “impresa” personale.

Ed in fondo è un po’ la sensazione che provo ogni volta che rientro nel mio ufficio di appartenenza e con una certa stizza di gelosia, sicuramente bonaria, vengo accolta da colleghe snervate che mi dicono: “eccola arrivata la nostra libera professionista!”

A buon intenditor…..

Che telelavoro sia!

Al ministero del lavoro interessa sapere chi fa smart working.

Lo scrive oggi il Sole24 Ore, lo troviamo sulla pagina del Ministero del lavoro.

Il Ministero sta predisponendo una raccolta di accordi sullo smart working. Trovo che sia un pò fuorviante che parlino di smart working quando la norma parla di “lavoro agile”, ma non sono gli unici a far scambi di parole.

Penso che sia interessante che la PA si stia prendendo carico di monitorare cosa stia accandendo sull’attuazione delle norme uscite a inizio anno e sono curiosa di capire cosa succederà.

Merita una lettura anche la nuova Circolare Inail fresca di stampa, magari ci aiuta nella selva normativa.

Stay tuned e speriamo che in molti mandino i propri accordi…

 

Conoscere includendo

Anziché “conoscere riducendo” sulla scorta di ciò che entra in una biblioteca o in una rivista scientifica, oggi stiamo iniziando a “conoscere includendo” ogni bozza di ogni singola idea in vaste reti liberamente connesse. E questo significa che la conoscenza non è più quella di una volta: non per la scienza, non per le imprese, non per l’istruzione, non per il governo, non per ciascuno di noi.

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Con la legge esiste davvero il lavoro agile.

In questo maggio e’ finalmente fiorita in via definitiva la legge sul lavoro agile. Cosa cambia si chiedono tutti?

Prima di tutto esiste ufficialmente il lavoro agile, abbiamo una sua definizione riconosciuta a livello nazionale.

Non e’ un passo da poco. E’ una tappa importante del tortuoso percorso di rivoluzione culturale del paese.

La definizione e’ la seguente:

[…]il lavoro agile quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. La prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

Aspettato da tutti poi il comma 3 dell’articolo 23 ci racconta del riconoscimento infortuni sul lavoro, ne vedremo nel tempo l’applicazione.

. Il lavoratore ha diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro occorsi durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello prescelto per lo svolgimento della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali, nei limiti e alle condizioni di cui al terzo comma dell’articolo 2 del testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, e successive modificazioni, quando la scelta del luogo della prestazione sia dettata da esigenze connesse alla prestazione stessa o dalla necessità del lavoratore di conciliare le esigenze di vita con quelle lavorative e risponda a criteri di ragionevolezza.

Dunque cambia tutto? No, ma abbiamo posato una pietra miliare sul percorso di rivoluzione culturale del lavoro agile.