Lo Smart Working a Forum PA 2019

Guest post Marina Penna

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La prima riflessione che mi viene a valle di questa giornata a Forum PA è lo sviluppo straordinario del tema. In quattro anni si è passati da due soli eventi che descrivevano due singole esperienze un po’ visionarie, svolti in orari e spazi residuali e con un ristretto pubblico di curiosi, ad una serie interventi strutturati, articolati su più giornate, con ampia partecipazione di relatori e di pubblico e ampi spazi dedicati.

Il vasto respiro del Progetto VELA che ha chiuso la giornata di lavoro, dà la misura del progresso rapido e delle prospettive. Finalmente è passato il messaggio che lo smart working è contemporaneamente occasione e strumento per un cambio di passo della pubblica amministrazione e che queste caratteristiche derivano dalla sua capacità di collegare gli aspetti chiave del cambiamento: ingegnerizzazione e digitalizzazione dei processi, responsabilizzazione, lavoro per obiettivi, produttività competenze.

Cosa ci riserverà ForumPA 2020? Mi auguro che inizi ad emergere un’altra dimensione importante che può entrare nella sfera di azione dello smart working  quella della sostenibilità urbana.

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La sanità può diventare smart? Pillole dal seminario del 16 aprile in Senato.

Titolo

Guest post di Nicola Caione

Il 16 aprile a Roma nel il seminario “Lo smart working nella Sanità”, abbiamo parlato di lavoro agile con relatori e relatrici provenienti dal mondo della politica, degli ordini professionali e delle associazioni (link alla locandina).

Lo smart working è un argomento di grande attualità in molti settori del lavoro privato, e nell’ultimo anno, sono partite diverse sperimentazioni anche le Pubbliche Amministrazioni. Nella Sanità siamo ancora in una fase iniziale, con pochi progetti strutturati prevalentemente di telemedicina, ma i benefici che possono derivare dall’introduzione dello smart working anche in questo ambito sono significativi.

In apertura dei lavori, l’Ing. Carla Cappiello, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, ha sottolineato l’importanza delle innovazioni tecnologiche che permettono la comunicazione a distanza e l’accesso ai dati sanitari con metodi innovativi. La diffusione della telemedicina rende possibili nuove forme di interazione medico-paziente, e rimuove il vincolo della presenza di entrambi nello stesso luogo: ambulatorio, ospedale o studio medico.

Videochiamate, sensori remoti ed app medicali aprono nuovi scenari di cura ed abilitano il lavoro agile anche per i medici. Queste innovazioni, secondo il Sen. Pierpaolo Sileri, Presidente XII Commissione Igiene e Sanità del Senato, possono contribuire a rendere più efficiente il sistema Sanitario Nazionale (SSN) ed a contenere i relativi costi di funzionamento. Per gli oltre due milioni di lavoratori del comparto, poi, si aprono inoltre prospettive nuove di conciliazione vita lavoro: lo smart working è quindi anche una soluzione ad un problema sociale perché permette il miglioramento della qualità della vita privata del personale sanitario, un aspetto fino ad ora poco considerato, ma rilevante.

Saluti iniziali
L’ing. Cappiello, il Sen. Sileri e l’Ing. Caione moderatore del seminario

Il primo relatore, il Dott. Gianni Dominici, General Manager di Forum PA, ha riassunto le caratteristiche più importanti del lavoro agile. Nel suo intervento ha sottolineato come non vada inteso come una nuova forma di telelavoro, ma una filosofia manageriale innovativa, fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una responsabilizzazione sui risultati. Per la Pubblica Amministrazione, e quindi anche per la Sanità, il lavoro agile rappresenta un’opportunità da cogliere per recuperare efficienza, attrarre talenti e ridurre l’impatto ambientale. Ad oggi si osserva una crescita della spesa per la telemedicina, ma la diffusione di servizi innovativi è ancora limitata. C’è infatti bisogno di un cambiamento culturale per accelerare la trasformazione digitale della Sanità.

Il contributo del Prof. Sergio Pillon, coautore e coordinatore della commissione per la governance delle linee di indirizzo nazionali della Telemedicina, è partito dagli albori di questa disciplina, che nasce con l’invenzione della radio. Sin dal 1924 si immaginava un rapporto nuovo tra pazienti e medici reso possibile dalle onde radio, ora con la diffusione capillare di internet e dei sensori medicali, quelle idee possono diventare una realtà.

Va posta però attenzione alla qualità ed al livello di certificazione dei dispositivi: un’app ed uno smartwatch non si possono sostituire a dispositivi medici certificati che garantiscono la qualità dei dati e l’acquisizione secondo standard “medical grade”.

Oltre al versante tecnologico, il Prof. Pillon ha illustrato lo stato della normativa Italiana in materia di telemedicina, con particolare riferimento alle “Linee di indirizzo nazionali”: una disposizione nata per favorire l’applicazione operativa della telemedicina nel SSN, rendere interoperabili le realtà regionali e diffondere le best practices.

Le linee guida ribadiscono che la telemedicina non rappresenta una specialità medica separata, ma è uno strumento che può essere utilizzato per estendere la pratica medica tradizionale oltre gli spazi fisici abituali. La norma stabilisce inoltre i criteri di autorizzazione ed accreditamento: se una struttura sanitaria, eventualmente con il supporto di un centro tecnico, vuole offrire servizi di telemedicina questo deve essere autorizzata dalla regione, e se intende offrire prestazioni per conto del SSN, deve sottoporsi ad un processo di accreditamento, che si conclude con la stipula di un accordo contrattuale. Un punto di attenzione ad oggi è nell’attuazione delle disposizioni, che vede forti difformità tra le regioni e rallenta la diffusione della telemedicina sul territorio.

A seguire L’Ing. Valerio Lombardi, Presidente della Commissione Sistemi Informativi Sanitari dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, ha fornito una panoramica sulla telemedicina e lo smart working, illustrando progetti e tecnologie. Partendo dagli elementi che costituiscono un sistema informativo sanitario (SIS), l’Ing. Lombardi, ha mostrato gli strumenti di diagnostica e gli apparati elettromedicali, che oggi sono dotati di interfacce di rete per poter essere connessi e scambiare dati con il “sistema ospedale”.

Nel nuovo “ecosistema sanitario digitale” assume quindi un ruolo centrale il dato informatizzato che deve essere protetto e mantenuto integro in ogni step di elaborazione: dall’acquisizione al referto finale. Le infrastrutture ed i sistemi informativi sanitari devono essere disegnati per prevedere sin dall’inizio la possibilità del lavoro a distanza, manutenuti correttamente e protetti dagli attacchi informatici. La progettazione e la validazione dei sistemi informativi adeguati e sicuri ha un’importanza fondamentale in quanto è caratteristica imprescindibile per l’interazione a distanza tra medici e pazienti nel nuovo ambito determinato dalla remotizzazione della prestazione sanitaria condizione necessaria per introdurre anche nella Sanità il lavoro agile.

Definito il contesto di riferimento dello smart working le della telemedicina in Italia, l’Ing. Nicola Caione della Commissione Sicurezza Informatica dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, ha analizzato i risultati di una survey a cui hanno contribuito molte associazioni ed ordini del settore.

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Le associazioni coinvolte

Le risposte fornite da medici, infermieri, tecnici di laboratorio, personale IT ed amministrativo e cittadini hanno evidenziato come la maggior parte dei partecipanti conosce il lavoro agile e che c’è  una richiesta di servizi sanitari smart da parte dei cittadini e dei medici. Il personale sanitario inoltre afferma di poter lavorare da remoto nell’80% dei casi: si va da mezza giornata a settimana a più di un giorno a settimana. A questa domanda di servizi smart non corrisponde però una reale offerta. Ad oggi c’è un utilizzo sporadico dello smart working per il personale sanitario, ed i cittadini, solo in alcuni cas,i riescono ad interagire da remoto con i medici.

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 Interesse I risultati della survey

I benefici maggiormente percepiti dagli intervistati sono la possibilità di cura per chi ha difficoltà di spostamento ed il risparmio di tempo e costi negli spostamenti. Il personale sanitario ha poi colto le potenzialità di conciliazione vita lavoro determinate da un’adozione diffusa dello smart working e percepisce come significativo anche  l’impatto sulla diminuzione dei costi per il Servizio Sanitario Nazionale, dato anche dalla possibile riduzione degli accessi al pronto soccorso.

Spostando il focus sui rischi, la survey ha mostrato come la difficoltà nell’uso degli strumenti informatici da parte dei pazienti sia percepito come un punto critico al pari della mancanza del rapporto diretto tra professionista sanitario e paziente. Sono sottostimati il rischio di attacchi informatici e c’è una mancata percezione degli aspetti legati alla gestione della privacy dei dati trattati.

L’intervento conclusivo a cura Ing. Paola Rocco, Presidente della Commissione Sicurezza Informatica dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, ha riguardato la sicurezza ed il risk management nella medicina del futuro. Con particolare riferimento ai profili di cyber security e compliance alla norma “General Data Protection Rule”, GDPR.

La nuova normativa sulla privacy e le linee guida del Garante definiscono il dato sanitario e stabiliscono i principi per un corretto trattamento negli scenari di Electronic Health Record (EHR) e di Mobile Health (MH). La digitalizzazione delle informazioni, se da un lato apre nuovi scenari di relazione tra medici e pazienti, espone i sistemi informativi sanitari a rischi informatici rilevanti. L’ing. Rocco ha illustrato le nuove minacce alla sicurezza dei dati e quali sono le possibili contromisure da adottare per limitare i rischi di accessi non autorizzati e di compromissione di riservatezza, integrità e disponibilità.

La tavola rotonda finale, moderata dagli ing. Rocco e Lombardi, ha visto il panel dei relatori fornire un contributo sugli aspetti inerenti la normativa e le tecnologie, ed ha fornito poi il punto di vista delle associazioni e degli ordini professionali sul lavoro agile.

La Senatrice Annamaria Parente, Vice Presidente XI Commissione lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato ha mostrato i risultati conseguiti a due anni dall’approvazione della legge 81/2017, che norma il lavoro agile in Italia. Ha inoltre sottolineato come lo smart working possa rappresentare un’opportunità di conciliazione vita lavoro per le donne medico che durante la maternità sono costrette ad allontanarsi per molto tempo dal lavoro.

Successivamente, la Dott.ssa Chiara Basile, dell’Agenzia per l’Italia digitale (AgID), ha descritto le prospettive future per l’informatizzazione e la diffusione delle tecnologie abilitanti nella sanità in ottica smart working nel contesto definito dal Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione.

La prima parte del dibattito è terminata con l’intervento dell’Ing. Quirino Davoli, Direttore U.O.C. Sistemi I.C.T. della ASL Roma 3. Partendo da un’analisi dal budget complessivo della sanità, ha evidenziato come la spesa per l’ICT sia ancora residuale ed in gran parte assorbita dai progetti di digitalizzazione della cartella clinica. L’analisi ha mostrato poi la frammentazione del sistema informativo sanitario, caratterizzato ancora da applicazioni verticali e poco interoperabili.

Guardando al futuro, le tecnologie disponibili, quali la connettività a larga banda (su device portatili e nelle abitazioni), i dispositivi di tele-rilevazione (pressione, battito, ed i device dell’internet of things etc), le innovazioni nel machine learning, trasformeranno il modo attraverso cui i cittadini si relazioneranno con il mondo della Sanità. In tale contesto profondamente rinnovato si può inserire anche lo smart working, ma occorre un cambiamento culturale per rendere pienamente operativa la possibilità di curare i pazienti anche al di fuori dei luoghi di lavoro tradizionali.

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Il dibattito su normativa e tecnologie

La seconda parte della tavola rotonda ha visto la presenza di ordini professionali ed associazioni. L’intervento di apertura del Dott. Filippo Anelli, Presidente Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), ha descritto alcune iniziative recenti di implementazione dello smart working in ambito sanitario. Nel caso dei pazienti affetti da patologie croniche la telemedicina rappresenta un valido strumento di cura. L’interazione a distanza medico-paziente rimuove il vincolo data dalla distanza e permette di offrire cure anche ai pazienti cronici presenti sul territorio. Altro campo di applicazione è relativo al monitoraggio dell’assunzione dei farmaci, per garantire la corretta aderenza alla terapia. Inoltre nel caso di interventi di particolare complessità il ricorso agli strumenti di tele-video conferenza può consentire l’interazione tra medici presenti in sala operatoria, e medici in sedi remote, che collaborano per il corretto svolgimento dell’atto chirurgico. Infine, anche la formazione rappresenta un contesto in cui lo smart working risulta applicabile in modo efficace.

Resta però centrale, e ribadito nelle linee guida, il rapporto diretto tra medico e paziente, che non può essere sostituito integralmente da comunicazioni svolte con l’ausilio di strumenti informatici.

Il Dott. Antonio Magi, Presidente Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma (OMCeO), ha sottolineato l’importanza dell’usabilità degli strumenti informatici, che a volte sono pensati più per rendicontare le attività che aiutare il medico nella sua attività professionale di diagnosi e cura, sottraendo del tempo al Paziente e alla comunicazione con quest’ultimo. In tema di lavoro agile, un campo di applicabilità è quello del monitoraggio a distanza dei pazienti più anziani svolto anche con l’ausilio di assistenti robotizzati in grado di monitorare i parametri vitali degli assistiti (progetto UE GIRAFF Plus).

Il Dott. Palmiro Riganelli, Presidente Ordine Professioni Infermieristiche (OPI) di Perugia, ha descritto in che modo le nuove tecnologie stanno modificando il rapporto infermiere/paziente. La tecnologia può migliorare la qualità del lavoro degli infermieri ed intervenire per ridurre la disuguaglianza di trattamento per i pazienti derivante dalle differenze di livello di servizio su base regionale. Anche per l’OPI il tema dell’assistenza dei pazienti cronici è visto come un ambito di applicazione importante del lavoro agile, unitamente alla prevenzione, con l’educazione sanitaria ed alla riabilitazione post intervento.

Conclude la giornata l’intervento del Dott. Pier Raffaele Spena, Presidente della FAIS Onlus, che ha riconosciuto le potenzialità del lavoro agile applicato all’assistenza di persone stomizzate e/o incontinenti. Questi pazienti sono caratterizzati dalla cronicità della patologia, dalla necessità di gestione del post operatorio, spesso complesso, e dall’elevata specializzazione degli infermieri che li assistono: gli stomaterapisti.

Il supporto alle persone portatrici di stomia o con problemi di incontinenza può essere offerto anche in modalità agile, consentendo ad esempio l’assistenza a distanza dei pazienti che risiedono in località prive di ambulatori di stomaterapia.

Un ulteriore esempio è dato dai servizi di ascolto e consulenza. Spesso le persone interessate, in mancanza di alternative “ufficiali” ricorrono a soluzioni “fai da te” basate su ricerche fatte su internet o su informazioni estrapolate dai social media. Tale approccio non sempre porta alla risoluzione del problema, ed il paziente si trova a dover ricorrere al pronto soccorso per ricevere le cure del caso. Le associazioni come la FAIS, presidiando con personale qualificato i social media ed i gruppi di auto-mutuo aiuto, potrebbero indirizzare le persone in difficoltà verso l’alternativa di cura migliore. Anche questo tipo di attività può essere svolta in modalità agile, perché si presta ad essere offerta da remoto.

Entrambi gli esempi citati, l’assistenza in località prive di ambulatori specializzati e la consulenza qualificata, possono contribuire a ridurre il numero di accessi al pronto soccorso per tutte quelle criticità affrontabili anche con il supporto da remoto, tutto ciò a beneficio del SSN.

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Il punto di vista delle associazioni

La giornata termina con  tanti spunti di riflessione ed idee su cui lavorare: una su tutte è l’istituzione di una “Giornata del lavoro agile in sanità” quale strumento di sensibilizzazione e diffusione delle buone pratiche tra amministrazioni, per consentire anche in questo ambito lo sviluppo dello smart working .

Nei prossimi anni è prevista una forte crescita di lavoratori agili nel nostro Paese, la Sanità non può e non deve restare indietro in questo campo. Va quindi agevolato il processo di transizione verso un sistema sanitario altamente digitalizzato ed integrato. Il rinnovamento e l’integrazione dei sistemi informativi, unito al necessario cambiamento culturale, consentirà anche al personale sanitario di lavorare senza i limiti imposti dalla distanza fisica, per offrire un servizio migliore ai cittadini, ed aumentare, nello stesso tempo, la qualità della vita di medici, tecnici ed infermieri.

 

Link utili:

https://www.ording.roma.it/formazione/evento-formazione?IdEvento=1023

Lavoro a distanza nella PA

Questo blog e’ nato parlando di telelavoro, ha partecipato al dibattito sul lavoro agile, ha approfondito lo smart working. Fin dall’inizio una cosa mi era cara: il tempo e il luogo dove si svolge il lavoro possono essere liberati a favore di una maggiore efficienza ed efficacia.

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Di questo parla l’indagine condotta in alcune delle pubbliche amministrazioni italiane che applicano il lavoro a distanza.

La Citta’ di Torino non poteva mancare e ha dato il suo contributo al sondaggio.

Marina Penna, come me, continua a sognare una vasta applicazione di queste buone pratiche nella [pubblica amministrazione.

“Basterebbe anche un solo giorno a settimana di smart working per i tre quarti dei lavoratori pubblici e privati che utilizzano l’automobile per ridurre del 20% il numero di km percorsi in un anno – spiega Marina Penna dell’Unità Studi, Valutazioni e Analisi di ENEA – . In questo modo si otterrebbe un risparmio di circa 950 tonnellate di combustibile, oltre a una riduzione di oltre 2,8 milioni di tonnellate di CO2, di 550 tonnellate di polveri sottili e di 8mila tonnellate di ossidi di azoto, con un significativo impatto positivo sulla salute della popolazione”.

Leggete qui.

 

Smart working in Sanità?

(guest post di Nicola Caione)

Medici, personale sanitario ed amministrativo degli ospedali, Oss, possono lavorare anche da remoto?

La telemedicina è accettata dai pazienti quale strumento di cura?

Quali sono i benefici della medicina a distanza e quali i rischi secondo medici e pazienti?

Queste sono alcune delle domande che fanno parte della survey in corso di svolgimento, che sarà presentata nell’ambito del seminario “Lo smart working nella Sanità”. Il link per partecipare al sondaggio è il seguente:

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfWhBEQcUISOqR-e-bp5al1sxT75MVEz5GtoFFVGP_tTqClXQ/viewform?usp=sf_link

La survey è pensata per analizzare il fenomeno da un punto di vista duale: per le professioni sanitarie si vuole conoscere come approcciano il lavoro agile, e per i cittadini, capire se la medicina a distanza è uno strumento di cura accettato.

Il lavoro agile è una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione di flessibilità e autonomia alle persone a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. E’ una modalità di lavoro in costante crescita nel settore privato e nella P.A, ma ancora agli inizi in ambito sanitario.

L’innovazione tecnologica e la crescente diffusione di sistemi informativi sanitari integrati ed accessibili anche da remoto, rende possibile l’interazione a distanza medico paziente e può abilitare quindi lo smart working anche per questo settore.

I primi risultati della survey mostrano che il lavoro agile è conosciuto dalla maggioranza dei cittadini e del personale sanitario e che esiste una domanda di servizi sanitari smart da parte di tutti:,non ci sono differenze di rilievo tra medici, infermieri, Oss ed altri professionisti della sanità.

Riguardo a quante volte alla settimana si possa svolgere la propria professione da remoto,  prevale la scelta di 1 giorno a settimana, eventualmente anche frazionabile in due mezze giornate. Sfortunatamente a questo desiderio non si accompagna ancora una diffusione reale dello smart working e della telemedicina. Infatti, siamo ancora agli inizi di un lungo percorso di trasformazione digitale della Sanità ed il lavoro agile non fa eccezione.

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Gli scenari di impiego del lavoro agile in Sanità sono molteplici e possono riguardare tutte le categorie professionali. Medici e pazienti possono ora interagire in modo più efficiente, perché non cogliere questa opportunità ora che la tecnologia ha reso la distanza fisica un vincolo superabile?

A titolo di esempio possiamo immaginare alcuni casi concreti di implementazione dello smart  working nel mondo delle professioni sanitarie.

Iniziando dai medici di base, questa categoria potrebbe offrire il servizio di consulto per le analisi cliniche ai pazienti in smart working, senza doversi recare presso lo studio medico e permettendo ai pazienti di ricevere il servizio da casa. L’attività da remoto si potrebbe svolgere anche nel caso di prescrizioni di analisi mediche, visite ed esami specialistici, per pazienti con patologie croniche (e quindi che ripetono periodicamente lo stesso set di controlli) o per coloro che sono a basso rischio clinico, come nel caso di influenza, traumi di lieve entità e patologie idonee ad essere trattate a distanza.

La possibilità di raggiungere il proprio medico di famiglia anche da remoto rappresenta un vantaggio per i pazienti anziani o con difficoltà di deambulazione e ridurrebbe in molti casi la necessità di recarsi in pronto soccorso. Ciò determina evidenti benefici per il Sistema Sanitario Nazionale in termini di riduzione dell’affollamento e dei costi di gestione del presidio di emergenza.

Una caratteristica interessante dello smart working è che fa bene anche a chi non lo fa. Infatti tornando al caso della riduzione degli accessi al pronto soccorso, appare evidente come i pazienti con reale necessità di intervento presso la struttura sanitaria, trarrebbero beneficio dal minore affollamento, probabilmente avrebbero meno difficoltà a trovare parcheggio e quindi si troverebbero in un contesto più favorevole. Altro esempio di esternalità è dato dalla diffusione delle occasioni di contagio. Nei momenti di picco dell’influenza recarsi in uno studio medico rappresenta una occasione di contagio e quindi favorisce la diffusione del virus. Interagendo da remoto con il medico il paziente evita di propagare l’influenza a pazienti presenti nello studio ed espone anche il medico ad un rischio minore di contagio.

Proseguendo in questa breve carrellata di esempi di applicazione del lavoro agile passiamo al  personale infermieristico. Sovente infatti gli infermieri seguono i pazienti nelle esigenze del post operatorio. In questo caso potrebbero dare consigli su come affrontare alcuni imprevisti nella gestione della ferite, e guidare i pazienti nel percorso di automedicazione, ove ritenuta una modalità di cura sicura.

Più semplicemente anche il la possibilità di avere un contatto telefonico (o una video chiamata) può tranquillizzare familiari e pazienti provati dall’esperienza  del ricovero. Anche nel caso dei pazienti anziani e con scarsa mobilità, che soffrono di problemi di decubito, si può applicare il modello del tele home care. Il badante che assiste il paziente può ricevere supporto dal personale infermieristico da remoto per la gestione di imprevisti e casi di semplice risoluzione.

Infine passando al personale medico si aprono scenari molto diversificati: dalle visite a distanza, nei casi in cui non è necessaria la presenza fisica del paziente (videoconsulto), alla refertazione di  esami radiologici quali TC, PET e RM ed a tutte le attività comprese nella telemedicina.

Anche per questa categoria si applica il modello del tele home care: lo specialista coadiuva da remoto il medico o l’infermiere che si reca presso il paziente.

In tutti i casi, centrale è la valutazione del rischio clinico, e la corretta stima in merito all’opportunità della cura da remoto. Con un approccio integrato e flessibile il medico può decidere dopo la prima visita di effettuare in videoconsulto alcuni controlli anche a distanza, come ad esempio il commento degli esami strumentali ed i colloqui di routine, che non necessitano un contatto fisico con il paziente.

La possibilità di interazione da remoto facilità la trattazione di casi complessi che necessitano della presenza di più specialisti in contemporanea. Collegandosi tutti i terapisti (ed eventualmente anche il paziente) nella stessa “virtual room” si possono confrontare tra loro anche se risiedono in luoghi diversi, senza doversi incontrare fisicamente nella stessa stuttura sanitaria. Uno scenario che vede un paziente seguito da un oncologo di Roma che si confronta con il radioterapista di Milano ed il chirurgo di Palermo, diventa realizzabile con costi notevolmente ridotti.

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Riassumendo i benefici che possono essere conseguiti sono molteplici. Si parte con il  risparmio nei tempi di spostamento per raggiungere il luogo di cura e dai relativi costi associati. Facendo muovere i dati e non le persone, si migliora poi l’impatto ambientale della prestazione sanitaria e si semplifica il percorso di cura per chi ha difficoltà di spostamento.

Medici e personale sanitario possono inoltre lavorare in ambienti meno affollati (a volte caotici) con conseguenti benefici in termini di riduzione dello stress lavoro correlato.

Un medico che lavora in condizioni di stress ridotto ha meno possibilità di compiere errori e quindi si riduce il rischio clinico ed i costi connessi. Il beneficio è sia sociale, perché riduce gli errori di cura che impattano i pazienti, sia economico, perché le spese legali ed assicurative sono legate al livello di rischio a cui è esposto il professionista.

Altro aspetto di rilievo riguarda la compartimentazione delle attività. Oggi i professionisti che operano in ambito sanitario spesso lavorano in modalità mista: mentre sono a contatto con i pazienti  ricevono chiamate o messaggi da altre persone che necessitano un consulto da remoto. Questa modalità di lavoro produce frequenti interruzioni nello svolgimento della prestazione che possono peggiorare il livello di erogazione della prestazione stessa.

Separando le due modalità di interazione in modo netto si ritorna ad una visita di tipo tradizionale, durante la quale il medico segue un singolo paziente alla volta. Cambia il luogo dove viene svolta la prestazione: presso lo studio li riceve in presenza, quando si trova in smart working risponde ai quesiti posti da pazienti che si trovano da remoto. Tutto ciò migliora la qualità del lavoro ed in ultimo la produttività.

Restando in tema di rischi, nella survey è stato evidenziato, sia da personale sanitario, sia dai cittadini, che l’utilizzo degli strumenti informatici può rappresentare ancora un limite. Lo svolgimento di una visita a distanza necessita di un uso corretto di telefono, smartphone e di personal computer (o workstation medicali nel caso dei medici).

Il mancato rapporto diretto con i pazienti è percepito dalla categoria dei medici come una possibile limitazione, mentre non si rilevano impatti stimati sull’accuratezza e l’efficacia della cura. In genere risultano sottovalutati i rischi connessi all’indisponibilità, per errore di configurazione o attacco informatico, degli strumenti di lavoro da remoto. La tutela della privacy ed in generale i rischi legali connessi alle prestazioni da remoto non sono percepiti come critici, ma sono entrambi aspetti da considerare con attenzione, e vanno gestiti con processi di risk management strutturati..

In conclusione i dati mostrano che il tema è sentito, e che siamo probabilmente all’inizio di una profonda fase di trasformazione del sistema sanitario.

Le modalità di interazione medico paziente non potranno che beneficiare dell’innovazione degli strumenti e della digitalizzazione dei workflow di lavoro. E’ necessario che questo cambiamento sia però accompagnato da un lavoro preparatorio sui processi, investendo nella formazione dei medici e di tutto il personale che opera nella sanità. Naturalmente anche il ruolo del cittadino cambia e deve essere adeguatamente informato delle possibilità offerte dalle cure a distanza.

Le infrastrutture ed i sistemi informativi sanitari devono essere disegnati per prevedere sin dall’inizio la possibilità del lavoro a distanza, manutenuti correttamente e protetti dagli attacchi informatici. La progettazione di sistemi informativi adeguati e sicuri ha un’importanza fondamentale in quanto è caratteristica imprescindibile per l’interazione a distanza tra medici e pazienti nel nuovo contesto determinato dall’affermarsi del lavoro agile.

Per conoscere i risultati della survey, le caratteristiche dei sistemi informativi sanitari e le implicazioni in termini di sicurezza e privacy, ci vediamo a Roma il 16 aprile nella sala ISMA del Senato, ospiti del Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità.

La locandina dell’evento sarà pubblicata a giorni sul sito internet dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma.

https://www.ording.roma.it/formazione/seminari

Brainstorming online.

L’unica eccezione è il brainstorming online. Se opportunamente gestiti, i gruppi che fanno brainstorming in rete non solo ottengono risultati migliori rispetto ai singoli individui, come dimostrano le ricerche, ma migliorano la performance al crescere delle dimensioni del gruppo. Lo stesso dicasi per la ricerca accademica: i docenti che collaborano via internet, da luoghi fisici diversi, tendono a produrre ricerca di più alto livello rispetto a chi lavora da solo o collabora faccia a faccia.

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Solitudine e creatività.

Se è vero che la solitudine è una chiave importante per la cretività, allora dovremmo tutti apprezzarla un po’ di più, insegnare ai nostri figli a lavorare in maniera indipendente, concedere ai nostri impiegati privacy e autonomia in abbondanza. E invece ci muoviamo sempre di più nella direzione opposta.

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Cronaca dello Smart Working a Forum PA

[Guest post di Marina Penna]

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Se non ricordo male quattro anni fa si è parlato per la prima volta di smart working a Forum PA in un breve workshop. Negli anni successivi gli eventi espressamente dedicati all’argomento si sono moltiplicati e arricchiti di contenuti e il tema viene richiamato nei molti eventi in cui si affronta il tema dell’innovazione e della digitalizzazione. E’ evidente che si sta diffondendo la consapevolezza che gli investimenti in tecnologia, per essere efficaci, vanno affiancati da un lavoro, prima di tutto culturale, sull’organizzazione.

L’evento che più mi ha colpito ieri è stato quello organizzato dal MEF sulla sperimentazione dello smart working nella complessa organizzazione che lo caratterizza, descritta anche attraverso testimonianza filmata di smart worker e dirigenti. L’aspetto che non esito a definire eccezionale (nel senso letterale del termine) è che ad illustrare il percorso c’erano un Capo Dipartimento, un Direttore e un Dirigente e che tutti e tre non raccontavano qualcosa che aveva scritto per loro qualcun altro, ma riportavano la propria esperienza e non nascondevano la soddisfazione per quello che avevano realizzato. Si sono messi in gioco davvero e hanno avuto il riscontro di essere sulla strada giusta!

Credo che questa sia la chiave di volta per lo sviluppo dello smart working nella PA e ciò che caratterizza la differenza fra le amministrazioni che stanno operando una svolta consapevole che avrà ricadute sull’efficacia della propria azione amministrativa e quelle che stanno approcciando al lavoro agile come ad un obbligo a cui sottostare studiando tutti gli accorgimenti per evitare che introduca qualche cambiamento nell’organizzazione costituita.

L’intervento finale del prof. Corso di PoliMi ha dato ulteriore slancio all’evento con almeno tre affermazioni forti, cardini di una visione positiva dell’amministrazione futura:

Lavorare in smart working deve diventare un modalità che caratterizza tutta l’attività, in ufficio o altrove.

Se l’ottica è quella dell’organizzazione del lavoro, qual è il senso di mettere un tetto alla percentuale dei lavoratori agili? L’obiettivo sia il 100%!

Servono regolamenti snelli con poche regole semplici e chiari, fatti per chi vuole rispettare le regole. Per quelli che non rispettano le regole serve altro.